November 28, 2020

logo politecnicoDalle lezioni itineranti per cittadini e turisti alle tecnologie web per la fruizione online dei beni culturali, il Politecnico di Torino “apre” al pubblico la sua sede storica, residenza sabauda, patrimonio UNESCO, ma anche luogo vivo di formazione e creazione di cultura.

Dal 1859 il Castello del Valentino, palazzo sabaudo del XVI secolo, è sede del Politecnico di Torino. Questa destinazione didattica ha fatto sì che il Castello rappresenti un unicum tra le Residenze Sabaude: bene culturale di primaria importanza storico-artistica da una parte (riconosciuto come patrimonio Mondiale dell’UNESCO), ma anche luogo di formazione, di creazione di cultura e sapere contemporaneo, vivo e vitale dall’altra.Castello-del-Valentino_notturno

Grazie a un progetto che mette a sistema tutte le proprie competenze tecniche, storiche e architettoniche, il Politecnico di Torino prova oggi a dare una risposta al “dovere” – che l’Ateneo reputa di primaria importanza per favorire la promozione culturale del Territorio – di restituire alla fruizione collettiva un bene culturale che ha tutte queste valenze, grazie all’uso delle nuove tecnologie e alla messa a disposizione degli esperti dell’Ateneo.

Aprire le porte del Castello del Valentino per renderlo accessibile non solo agli studiosi ma anche ai cittadini è stata infatti la prima azione posta in essere dalla Commissione per la valorizzazione dei beni archivistici e museali – coordinata dal Prorettore, Laura Montanaro – che ha avviato un vasto e sistematico programma di ricognizione e valorizzazione del proprio patrimonio.Castello-del-Valentino-001

Oggi è disponibile un sito web in italiano e inglese, interamente dedicato alla sede del Castello del Valentino, particolarmente curato dal punto di vista delle immagini, che offre al visitatore una ricca e ampia descrizione delle vicende storiche del Castello con la possibilità di una visita virtuale per far apprezzare le sale auliche del Castello in ogni loro dettaglio, anche a un pubblico di non addetti ai lavori.Castello-del-Valentino-003

Ma c’è di più. Il Castello apre fisicamente le sue porte: a partire dal 20 giugno, due sabati al mese, tutti coloro che lo desiderano potranno partecipare a lezioni itineranti, con taglio assolutamente divulgativo, nel corso delle quali ricercatori dell’Ateneo, grandi conoscitori del Castello, metteranno a disposizione la propria esperienza per accompagnare i cittadini e i turisti in percorsi culturali che faranno apprezzare ancora di più questa splendida residenza sabauda. Le “classi” saranno di 15/25 partecipanti e si potrà procedere alla prenotazione obbligatoria dal sito. Percorsi e modalità ad hoc sono previste per le scuole medie e superiori; inoltre, a breve saranno indicate sul sito anche le modalità di prenotazione per le lezioni guidate ai bambini della scuola primaria.Castello-del-Valentino-004

“La condivisione della conoscenza è per il Politecnico di Torino non solo un obiettivo strategico definito sui temi della ricerca e del trasferimento tecnologico ma, intesa in senso ampio, è la modalità con cui fare sistema con il Territorio per contribuire a rendere sempre di più Torino Città metropolitana della cultura, oltre che Città universitaria. Poiché la sede del Castello del Valentino è una realtà che nel prossimo futuro sarà per l’Ateneo il fulcro intorno al quale far nascere la Cittadella dell’Architettura grazie al progetto di espansione sull’Asse del Po, il sito è stato pensato per offrire anche informazioni sulle attività  di ricerca e di formazione in essere, per attirare sul nostro Territorio studenti e studiosi che potrebbero essere invogliati a scegliere Torino come luogo in cui studiare l’Architettura”, ha commentato Marco Gilli, Rettore del Politecnico di Torino.Castello-del-Valentino-007

Laura Montanaro – Prorettore del Politenico di Torino e coordinatrice del progetto ha aggiunto: “Il sito e in generale il progetto di valorizzazione del Castello del Valentino e del patrimonio archivistico è stato interamente realizzato in modo volontaristico con grande professionalità, passione, competenza e in tempi molto rapidi dal nostro personale docente, ricercatore, tecnico, amministrativo e bibliotecario. È stato un lavoro corale per valorizzare un patrimonio che merita di essere conosciuto e apprezzato da tutti. Il Castello del Valentino non è un museo ma un luogo vivo dove ancora si fa ricerca e si studia l’architettura a tutto tondo. L’idea delle lezioni itineranti è proprio frutto del desiderio di condividere con quanti amano l’architettura un percorso culturale con taglio divulgativo che possa raccontare e far apprezzare il Castello in ogni suo dettaglio secondo le modalità e lo stile della nostra Scuola di Architettura”.

LA STORIA

Acquistato da Emanuele Filiberto di Savoia nel 1564, all’indomani del trasferimento della capitale del ducato sabaudo a Torino dopo la pace di Cateau-Cambrésis, il Castello del Valentino deve il suo nome ai caratteri geomorfologici della regione, denominata «Vallantino» già nei documenti del XIII secolo perché territorio non pianeggiante e uniforme, ma segnato dalla presenza di una valle solcata da un corso d’acqua, la bealera del Valentino che tuttora scorre interrata.Castello-del-Valentino-006

Villa fluviale, con l’affaccio principale rivolto verso il Po, è subito interessata da lavori di abbellimento che modificano perlopiù gli interni del costruito, non grande e a manica semplice, articolato in quattro piani paralleli al fiume, delimitati da una torre con vano scala a sud e da un volume sporgente a nord. È Cristina di Francia, sposa di Vittorio Amedeo I e, dopo la morte del marito, prima Madama Reale, a promuovere il cantiere che nel Seicento trasforma l’edificio in maison de plaisance sul modello transalpino, inserendola in un contesto territoriale più ampio, esteso dalla città alla collina dove la duchessa costruisce la sua Vigna, ora villa Abegg.

I progetti di Carlo e Amedeo di Castellamonte definiscono, sullo schema del pavillon-système francese, il disegno di un imponente palazzo che raddoppia la struttura preesistente, chiudendola con due torri, raccordate con portici terrazzati a due nuovi padiglioni, innalzati verso Torino e collegati da un’esedra semicircolare. La simmetria dell’intera composizione è segnata, verso il fiume, da un avancorpo e, verso la città, da un atrio da cui si diramano due scaloni a doppia rampa che raggiungono la loggia, al piano nobile, e immettono nel Salone d’onore.Castello-del-Valentino-008

All’interno, due appartamenti laterali simmetrici, uguali per numero e disposizione delle sale, sono decorati da maestranze di cultura lombardo-luganese che definiscono un progetto decorativo che, in ogni stanza, introduce il tema fondamentale nell’affresco al centro della volta, riprendendolo negli stucchi e negli affreschi della volta stessa e nella fascia di raccordo tra questa e le pareti. Il programma generale della decorazione, i soggetti e le storie narrate, sono scelti dal conte Filippo di San Martino d’Agliè, letterato e uomo di corte vicino a Cristina di Francia. L’appartamento a sud, destinato alla duchessa, è connotato dalla doratura degli stucchi, mentre le stanze dell’appartamento a nord, per il principe ereditario, sono qualificate da stucchi bianchi.Castello-del-Valentino-005

Non più residenza di corte, all’inizio dell’Ottocento, il palazzo ospita la Scuola di Veterinaria e quindi è adibito a caserma militare fino alla cessione dalla Corona al Demanio dello Stato nel 1850. Alla metà del secolo, l’area sulla sponda sinistra del Po è adibita a parco pubblico, presentato in occasione della Sesta Esposizione nazionale dei prodotti di industria voluta dal Ministro delle Finanze Camillo Benso conte di Cavour al Castello del Valentino, allora restaurato su progetto di Luigi Tonta e Domenico Ferri. In adesione alla cultura dell’Eclettismo allora diffusa, con un linguaggio storicista, le terrazze di collegamento tra le torri sono sostituite da due ampie gallerie ed è modificato parte dell’apparato decorativo delle sale al piano nobile. I lavori ottocenteschi ribaltano definitivamente l’affaccio principale verso Torino, segnando il passaggio dall’idea di palazzo a quella, ottocentesca, di «castello».

Nel 1859, la legge Casati segna il riordino dei percorsi formativi di ogni ordine e grado e, a Torino, decreta l’apertura della Regia Scuola di applicazione per gli ingegneri, inaugurata nei primi anni Sessanta al Valentino. Oggetto di successivi interventi di ampliamento e di restauro, il Castello diviene sede universitaria, luogo di ricerca e di studi approfonditi, nonché di sperimentazioni scientifiche e tecnologiche che consentono, nel cantiere tuttora costantemente aperto con il sostegno dell’Ateneo, le migliori scelte per la tutela e la conservazione del bene culturale.

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Andrea

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